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Come eseguire il test
La raccolta della saliva deve essere fatta almeno due ore dopo l’ingestione di cibi o bevande, acqua naturale esclusa, per evitare che il valore di pH possa essere condizionato dal potenziale acido o basico dei cibi o delle bevande assunte. Il metodo di raccolta suggerito è di invitare il paziente ad ingoiare la saliva e successivamente di produrla per due volte. Alla terza volta la saliva viene espulsa in un cucchiaio e viene utilizzata per bagnare una carta indicatrice di pH. Si estrae poi la cartina e si elimina l’eccesso di saliva per scuotimento; si svilupperà in pochi secondi una combinazione di due colori che deve essere confrontata con le 12 combinazioni che compaiono sulla confezione e che corrispondono a pH da 4.5 a 10. La coppia di colori della scala di riferimento più vicini a quelli del test, identifica il pH della saliva del paziente e, più in generale, colloca il valore in tre intervalli: intervallo acido, da 4.5 fino a 6.5, intervallo neutro tra pH 6.5 e 7.5, intervallo alcalino, a pH più alto di 7.5. La registrazione e l’annotazione del pH, eventualmente unita ad una fotografia del cavo orale, permetterà al dentista un più accurato monitoraggio della salute orale del paziente nel corso delle visite successive.

Test di pH salivare nella prevenzione delle patologie mediate dalla placca
Le caratteristiche della saliva esercitano un’ influenza diretta sulla salute orale poiché è l’unico fluido ivi presente con continuità ed è pertanto intuitivo che la saliva condizioni la crescita e la sopravvivenza dei batteri, inclusi i cariogeni, presenti nella bocca. Caratteristica rilevante della “qualità” della saliva è data dalla misura del suo livello di acidità, cioè dal pH, che deve mantenersi nell’intervallo di neutralità per garantire il sostanziale equilibrio microbiologico della placca dentale. Nel corso della giornata i livelli di pH salivare subiscono fisiologicamente delle variazioni, dalla fase di neutralità ad una più o meno intensamente acida o, seppur più raramente, basica, per poi tornare, grazie ai poteri tampone salivari, alla neutralità. Ciò accade a causa della assunzione dei cibi e alla loro fermentazione da parte della placca batterica presente nella bocca. Il livello di acidità raggiunto (a volte il pH salivare scende a livelli molto molto bassi), il tempo di permanenza di uno stato acido salivare e la frequenza degli episodi di acidità salivare nel corso della giornata rappresentano variabili che condizionano lo stato di salute dei tessuti duri dentali. Infatti il ripetersi di abbassamenti di pH salivare, che avvengono ad esempio quando un paziente segue una alimentazione irregolare con frequente assunzione giornaliera di snacks a base di carboidrati, favoriscono il processo di demineralizzazione dello smalto dentale sia indirettamente, attraverso la selezione di specie batteriche acidogeniche e cariogene all’interno della placca, sia direttamente contribuendo alla dissoluzione dell’idrossiapatite che, al di sotto di un valore critico, genericamente indicato come pH 5.5, comincia a solubilizzarsi. Anche il pH alcalino è potenzialmente pericoloso perché associabile a danni provocati dalla formazione del tartaro costituito, nella fase minerale, soprattutto da fosfato di calcio. Infatti, in condizioni di alcalinità il livello di “supersaturazione” in Ca e Fosfati nei fluidi orali aumenta e rende più facile la deposizione (precipitazione) di svariate forme di Fosfato di Calcio all’interno e tra i residui dei microrganismi della placca, includendoli in un corpo mineralizzato. La superficie minerale di questo corpo costituisce, a sua volta, un mezzo ideale per un’ulteriore crescita della placca batterica e dei depositi minerali che minacciano la salute parodontale. Metodi semplici di misura del pH, come il “Mentadent pH test”, facilmente eseguibili alla poltrona del paziente, permettono di identificare gli intervalli di pH e con essi le deviazioni dall’omeostasi dell’acidità salivare: in altre parole identificano uno stile alimentare del singolo individuo potenzialmente dannoso per la salute dentale.

pH Acido ,“ Ipotesi Ecologica della Placca” e Impiego di Prodotti al Fluoro.
Le relazioni tra pH salivare e patologia cariosa sono evidenziate dall’ “Ipotesi Ecologica della Placca “ che prevede la presenza di batteri, potenzialmente cariogeni, nella placca, seppur in piccole percentuali della comunità microbica, sostanzialmente non competitivi e innocui finchè il pH è neutro. Il criterio della competitività fra le varie specie batteriche che popolano la placca è fondamentale per comprendere che, in condizioni di acidità salivare, alcune specie batteriche riescono a sopravvivere meglio di altre. La capacità di adattamento da parte di alcuni batteri al pH salivare acido si traduce nella capacità di vivere normalmente anche in tali condizioni, sfavorevoli invece per altre specie batteriche. Anche se i batteri acidogenici sono scarsamente rappresentati all’inizio, i ripetuti abbassamenti di pH ne favoriscono quindi la colonizzazione e la crescita. Dalla Figura che segue emerge che la selezione dei batteri patogeni (mutans-strepts, lactobacilli) è correlabile ai cambiamenti ambientali (Acid production, Low pH) ed all’insorgenza della carie.


Da: Marsh P.D. BMC Oral Health, 2006, 6

Ipotesi ecologica della placca e prevenzione della carie dentale.
La carie è interpretata come risultato del cambiamento delle condizioni dell’ambiente oro dentale dovuto alla fermentazione dei carboidrati della dieta che, a sua volta, determina la selezione di specie acidogeniche e tolleranti gli acidi come lo S.mutans e i Lactobacilli. La patologia cariosa può essere pertanto prevenuta con meccanismi che interferiscono con quei fattori ambientali che influiscono sulla selezione della composizione della placca dentale favorendo la vita e la attività delle specie batteriche cariogenetiche.
Le strategie di prevenzione della patologia cariosa comprendono quindi i seguenti percorsi :
i) inibizione della produzione di acidi dalla placca, per es. usando prodotti al Fluoro per uso domiciliare (dentifricio, collutorio) o professionale (vernici fluorate)
ii) riduzione dell’assunzione di carboidrati fermentabili con la dieta, privilegiando i sostituti non fermentabili;
iii) stimolazione della produzione di saliva dopo i pasti principali, al fine di ripristinare rapidamente il pH base, p. es. con chewgums senza zuccheri.

pH Alcalino, Formazione di Tartaro e Impiego di Inibitori della Mineralizzazione.
L’aumento dei valori di pH salivari al di sopra dell’ intervallo di neutralità determina la “supersaturazione” salivare in ioni Ca e Fosfati che si depositano (precipitano) sulla placca, come miscela di quattro principali Fosfati di Calcio, caratterizzati da differenti rapporti tra Ca e P, (Idrossiapatite, Fosfato bicalcico biidrato, Fosfato tricalcico o Fosfato octacalcico). Questi precipitati hanno una superficie ruvida che costituisce un eccellente punto di attacco per un’ulteriore crescita della placca che può mineralizzarsi, costituendo depositi di tartaro. Il processo può ripetersi generando strutture stratificate mineralizzate, nocive alla salute delle gengive. La formazione del tartaro può essere efficacemente controllata sia con adeguate misure di igiene orale, sia con l’impiego di sostanze inibitrici della mineralizzazione. Queste ultime sono componenti di dentifrici e collutori e funzionano impedendo l’indurimento cristallino del deposito, permettendo così la sua asportazione con il consueto uso dello spazzolino. Esempi di sostanze efficaci in questo senso sono rappresentati dai sali di Zn e dai Pirofosfati solubili che agiscono con meccanismi diversi sull’inibizione della mineralizzazione. I sali di Zn, lattati, citrati e cloruri, rallentano infatti la formazione dei cristalli di tartaro mediante la sostituzione degli ioni Ca all’interno del lattice contenente fosfato di Ca, mentre i Pirofosfati legano (chelano) il Ca rendendolo indisponibile alla formazione di tartaro.

Guarda la locandina.

Consulta la documentazione per gli studi.

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Pubblicato il 16 settembre 2014
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